Chi c’è dietro Autopub
Un libraio antiquario che si è scritto lo strumento che gli serviva, e poi ha pensato che servisse anche agli altri.
In due righe. Mi chiamo Fabio Tidei, faccio il libraio dal 2014 e vendo libri online come Veiolibri, da Roma. Autopub l’ho fatto per me, perché avevo un problema che non riuscivo più a governare. Funziona sul mio negozio prima che sul tuo.
Il problema da cui è nato
In una decina d’anni di acquisti — biblioteche intere, solai, lotti comprati al buio perché in mezzo c’era la cosa giusta — mi sono ritrovato con oltre cinquantamila libri da catalogare in magazzino. In vendita, online, ne avevo circa un quinto.
Non è un problema di pigrizia ed è inutile raccontarselo così. È un problema di aritmetica. Un libro fatto bene — fotografarlo, leggere il frontespizio, controllare l’edizione, scrivere una descrizione onesta, dire le condizioni per davvero, cercare a quanto va quel titolo, riempire le specifiche di eBay — porta via dai sette ai dieci minuti. Moltiplica per cinquantamila. Non è una pila che si smaltisce lavorando di più: è una pila che cresce più in fretta di quanto una persona possa scriverla, e ogni lotto che compri la fa crescere ancora.
Il momento in cui ho smesso di cercare di rimediare lavorando la notte, e ho cominciato a scrivere Autopub, è quello in cui mi sono accorto di una cosa spiacevole: stavo scegliendo quali libri vendere in base a quanto erano veloci da catalogare. Non in base a quanto valevano. Il volume difficile, quello con l’indice lungo e la collazione da controllare — cioè quello che vale di più e che un cliente cerca davvero — restava in fondo allo scaffale perché costava trenta minuti invece di sette.
Che cos’è Autopub, detto senza giri
Un programma che guarda le fotografie di un libro e ne scrive la scheda: titolo per eBay, descrizione, dati bibliografici, specifiche, condizioni e prezzo. Poi la pubblica sul tuo negozio, e da lì in poi continua a tenerla d’occhio — ti avvisa se sparisce dalla vetrina, ti dice quali libri nessuno guarda più, e se glielo chiedi ribassa quelli fermi.
Non è nato in una riunione. È nato dal mio magazzino, e ogni regola che c’è dentro viene da un errore fatto su un libro vero: la raccolta di sette fascicoli diventata un’inserzione sola, il prezzo di copertina degli anni Dieci scambiato per il nome di una collana, l’intonso che il programma si metteva a vedere dappertutto appena gli si chiedeva di cercarlo. Cose che si scoprono soltanto guardando le schede uscite male, una per una.
Tre cose su cui non transigo
Non si inventa niente. Quello che non è nelle fotografie non finisce nella scheda. Un programma che riempie i campi a tutti i costi è più bello da guardare e ti fa tornare indietro i pacchi. Quando Autopub non sa, tace — e su quattro cose (la collazione, l’intonso, la legatura coeva, l’edizione quando il frontespizio non parla) le chiede a te, perché il libro ce l’hai in mano tu e su quelle sei più veloce di qualunque macchina.
Il prezzo lo decidi tu. Autopub ne propone tre — via veloce, mercato, massimo — e ti dice da dove vengono. La cifra che va su eBay è quella che confermi tu, sempre.
Le inserzioni restano tue. Escono nel tuo negozio, con il tuo account, come inserzioni eBay normali. Se domani Autopub non ti piace più, quello che hai pubblicato resta dov’è e continua a vendere. Non c’è niente da cui uscire.
Perché lo vendo anche agli altri
Perché la pila non ce l’ho solo io. Ogni libraio che ho sentito in questi anni ha la sua: chi in cantina, chi in un container, chi in una stanza in cui non entra più. E perché uno strumento usato da un solo negozio resta lo strumento di un solo negozio: diventa migliore quando lo usano librerie diverse, con materie diverse e clienti diversi, e i difetti saltano fuori su libri che io non avrei mai avuto per le mani.
Non c’è un reparto assistenza. Se scrivi, ti risponde la persona che ha scritto il programma — il che è un limite quando sono in ritardo, e un vantaggio quando il problema è vero.
Se vuoi vedere com’è
3 libri al mese sono gratis, per sempre, senza carta di credito. Provalo sul libro che hai lasciato indietro, non su quello facile: è lì che si capisce se serve.